Introduzione

Esistono alcuni luoghi comuni sull'inquinamento luminoso dovuti ad una approssimativa conoscenza del fenomeno. Alcuni di questi sono stati anche alimentati in mala fede da parte dei produttori di lampioni negli anni scorsi al solo scopo di evitare di affrontare il problema. Per tale motivo credo che sia opportuno riproporre subito la definizione di inquinamento luminoso, mostrando anche come esso si propaga con un "famoso" disegno.
Schema di diffusione della luce (scattering)

La figura spiega perché l’inquinamento luminoso si propaga a grande distanza dalla fonte che lo produce: i raggi di luce dispersi dalla cittò illuminano le  molecole di aria le quali poi la diffondono in tutte le direzioni (diffusione = scattering in inglese). I raggi possono essere diffusi direttamente come nel caso H o addirittura indirettamente come nel caso S di un disturbo luminoso che non sarebbe direttamente visibile ma subendo una deviazione raggiunge il telescopio nonostante la presenza della collina.

Definizione di inquinamento luminoso

L'inquinamento luminoso è qualsiasi dispersione di luce artificiale al di fuori delle aree in cui è funzionalmente dedicata e in particolar modo al di sopra della linea dell'orizzonte.
Facendo tesoro della definizione, semplice ma rigorosa, vediamo quindi quali sono i luoghi comuni sull'inquinamento luminoso, alcuni superati e alcuni duri a morire.
  1. Il faro "guarda verso il basso" quindi non inquina: questo è un tipico ragionamento che non tiene conto del fatto che il fascio del faro ha una certa larghezza e che la luce non deve essere dispersa sopra l'orizzonte non in modo generico verso l'alto. E' per questo motivo che in genere le leggi prescrivono una emissione di 0 cd/klm a 90° che equivale a dire montare il faro in maniera orizzontale o in alternativa con idonea schermatura su tre lati. E' per la progettazione degli schermi di fari inclinati che in genere devo fare uso di un inclinometro digitale.
  2. Il lampioncino ha il tetto quindi non inquina: questo è un diffusissimo luogo comune sull'unquinamento luminoso alimentato dai venditori di lanterne classiche e simili con la lampadina a vista. Il discorso però è sempre lo stesso: basta ricordarsi della definizione di inquinamento luminoso: la luce non deve andare sopra la linea dell'orizzonte.
  3. La lampada è rivolta verso il basso quindi non inquina: una tipica credenza popolare ma dipende! Se la lampadina è a classico bulbo diffondente ed è a vista dentro un'ottica che non la occulta allora inquina e anche tanto. Diversamente se si utilizza una lampadina schermata. Ad esempio è possibile modificare una ottica a muro tipo lanterna con la lampadina verso l'alto, rendendola anti-inquinamento luminoso montandoci una buona lampadina schermata conla calotta nera esternamente ma argentata riflettente internamente.  Lanerna a parete con lampadina schermata
  4. I lampioni a vetro piano devono essere montati più ravvicinati di quelli a vetro curvo, quindi con maggior spreco di risorse. Questa era l'obiezione che veniva posta dagli illuminotecnici per bloccare le proposte di legge nazionale negli anni 90 e la logica sembrerebbe dagli ragione, uno dei luoghi comuni sull'inquinamento luminoso che però gli si rivoltò contro perché analizzando tutti gli impianti allora esistenti emerse che per avere maggiori introiti i lampioni a vetro curvo erano stati montati a interdistanze minori! Quindi la sostituzione dell'ottica con quella a vetro piano non avrebbe comportato alcun problema, come ampiamente dimostrato al lato pratico. Del resto prima con la spinta delle leggi regionali e poi con l'avvento dei led (già a vetro piano), di fronte ai grossi affari in ballo, le obiezioni sono magicamente scomparse.
  5. L'inquinamento luminoso esiste nelle grandi città perché la luce viene diffusa dall'inquinamento atmosferico: luogo comune sull'inquinamento luminoso che veniva posto da alcuni illuminotecnici decine di anni fa. Senza dubbio l'inquinamento atmosferico dà un contributo perché le particelle inquinanti si aggiungono a quelle dell'aria. Ma si tratta di un contributo aggiuntivo, l'inquinamento luminoso si propaga a grande distanza per la sola presenza dell'atmosfera terrestre (solo la curvatura terrestre lo blocca!). 
  6. Il faro è alimentato da pannello solare, quindi è ecologico e non inquina. La tentazine di pensarla in questo modo è molto forte, dando vita anche a questo luogo comune sull'inquinamento luminoso. Ma non bisogna confondere l'inquinamento luminoso con le altre forme di inquinamento: la luce è il prodotto finale, non ha importanza quale sia la sua origine.
  7. Ho acquistato quel prodotto (lanterna, lampione, lampadina etc.) al centro commerciale, quindi non credo possa essere inquinante (corollario: allora perché li vendono?), questo è uno dei luoghi comuni sull'inquinamento luminoso particolarmente odioso perché in effetti non hanno tutti i torti, ma vediamo da cosa dipende. Innanzitutto non esiste una legge nazionale che vieta la vendita di certi prodotti; a maggior ragione poi le leggi sull'inquinamento luminoso sono regionali; poi c'è da considerare la possibile deroga: montare l'apparecchio sotto un porticato e non in un luogo aperto può essere la soluzione.
  8. Ho regolato la luminanza della insegna misurando l'illuminamento prodotto da essa (quindi con un luxmetro), poi con delle formule matematiche ho convertito il risultato in luminanza, ed esce un valore conforme alla L.r. 23/2000 del Lazio (10 candele su metro quadrato). Ebbene sistematicamente la controprova fatta dal sottoscritto misurando l'insegna con il luminanzometro fornisce risultati completamente diversi e ben al di sopra della legge!!! Questo perché gli ingegneri e non che fanno in questo modo utilizzano le formule in modo improprio o concettualmente errato. Questo è un luogo comune perché ci sono diversi casi. L'unico modo sicuro per misurare la luminanza è il luminanzometro! Non ha senso rischiare una brutta figura (o peggio) per non spendere almeno 800 € (certo non pochi ma è una tantum) per uno strumento essenziale. Per esso basta rivolgersi alla Ascisse ordinando il fotoradiometro con sonda per la luminanza.
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Datato 2009, il libro di Mario di Sora di Gremese editore è ancora oggi il testo più completo per una trattazione non tecnica dell’inquinamento luminoso.

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